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Sport e movimento

Sport e movimento (5)

INSEGNARE IL GESTO TECNICO NEI SETTORI GIOVANILI: le 3 fasi di un programma multidisciplinare

Insegnare un gesto tecnico è sempre più difficile. 

I bambini di oggi dimostrano gravi carenze motorie. I cortili, le piazze e gli oratori dove si giocava per ore, esprimendo liberamente la propria creatività, ormai non esistono più. 

A scuola, l’educazione fisica non ha alcuna considerazione e si svolge spesso in strutture non adeguate. 

Tv, computer e telefonini sono i nuovi compagni di giochi che trascinano i nostri figli in un mondo irreale. 

 

Nel lavoro da coordinatore scientifico in squadre professionistiche, in particolar modo nei settori giovanili, abbiamo notato una scarsissima alfabetizzazione motoria dei giovani atleti, che rende ancor più complicato l’apprendimento psicomotorio del gesto tecnico.

Per ovviare a questa problematica, abbiamo formato staff tecnici, elaborando un programma specifico.

 

Il nostro programma multidisciplinare, strutturato in base a età evolutiva e capacita individuali, si svolge in tre fasi: conoscere, insegnare, allenare.

  • CONOSCERE 

Inizialmente, il giovane atleta viene osservato durante l’allenamento, prestando particolare attenzione alle posture, sia statiche che in movimento, analizzando nello specifico i gesti motori e quelli tecnici.

Nella seconda fase, la conoscenza viene approfondita attraverso test psicomotori specifici, che analizzano le diverse casistiche, fornendo ulteriori risultati.

  • INSEGNARE

In questo processo dobbiamo tener presente che l’apprendimento passa attraverso 3 punti fondamentali:

  1. sviluppo della motricità di base, attraverso esercizi progressivi, partendo da quelli più semplici, arrivando ai più articolati;
  2. uso corretto della respirazione;
  3. gestione del proprio corpo attraverso il rilassamento muscolare. 
  • ALLENARE 

L’allenamento del gesto tecnico avviene per via visiva, ossia si basa sul concetto che il giovane atleta ripete quello che vede. 

Può apprendere quindi in modo efficace solo se la dimostrazione gli viene mostrata in modo corretto con una spiegazione semplice e chiara.

 

Tutto questo ovviamente è possibile solo quando i tecnici sono capaci e preparati.

Dimostrazioni errate portano a gesti tecnici difficilmente correggibili, specialmente in eta adulta.

E’ importante quindi investire sulla preparazione dei tecnici, così da garantire una crescita adeguata ed un corretto sviluppo delle qualità psicofisiche dei giovani atleti che, un giorno, potrebbero anche diventare futuri campioni.

 

 

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COME ALLENARSI ALLA CORSA: Qualche semplice consiglio per evitare rischi e infortuni

Molta gente corre, per le strade, nei campi, in riva al mare…

Questo semplice esercizio può in realtà diventare difficilissimo.

Prima di iniziare, ognuno dovrebbe conoscere il proprio corpo e valutare le proprie capacità. 

La corsa fa bene ma, attenzione, può fare anche malissimo.

E’ importante avere rispetto del proprio cuore e delle proprie articolazioni, partendo dalle scarpe adatte, per arrivare ad un adeguato controllo del lavoro cardiaco.

Far lavorare il cuore fuori giri è pericoloso, sia a breve che a lungo termine.

 

Cosa consigliamo quindi a chi vuole correre in modo sicuro, senza compromettere la propria salute, ottenendo risultati soddisfacenti?

 

Innanzitutto un cardiofrequenzimetro aiuterebbe a calcolare il giusto ritmo di corsa (lo puoi trovare a partire da 17 euro)

Una volta indossato ed attivato, per determinare il battito cardiaco da mantenere durante tutta la corsa, consigliamo questo semplice calcolo:

Pulsazioni massime (220) meno la propria età; l’80% del risultato ottenuto è il numero corretto di pulsazioni da mantenere durante questo tipo di sforzo.

 

Esempio

Per una persona di 40 anni, il calcolo è il seguente: 220-40= 180. 80% di 180= 145. Di conseguenza, una persona di 40 anni dovrebbe mantenere il suo battito cardiaco il più vicino possibile ai 145 al minuto

 

Noterai che quando il tuo fisico sarà ben allenato, riuscirai a raggiungere una velocità maggiore, mantenendo lo stesso numero di battiti.

 

Una volta compresa l’importanza del monitoraggio del proprio cuore, siamo pronti a cominciare.

Inizia correndo per circa 8/10 minuti, con un ritmo di corsa molto lento, per permettere ai tuoi muscoli di riscaldarsi adeguatamente.

Dopodiché prosegui mantenendo il battito al giusto livello, come hai appena imparato.

Termina sempre con 10 minuti di corsa molto lenta per riportare il battito cardiaco sotto i 120, momento nel quale puoi concludere il tuo allenamento.

E’ importante che la distanza percorsa aumenti sempre in modo graduale, senza esagerare, in base alle tue capacità.

 

Per un principiante, anche 20 minuti possono essere sufficienti per iniziare. Se le pulsazioni si alzano troppo puoi continuare con brevi tratti camminando.

 

Se l’obiettivo della tua corsa è perdere peso, è necessario bruciare i grassi. Il metodo migliore è una corsa molto lenta o una camminata molto veloce. 

Ovviamente la sola corsa non può essere sufficiente per dimagrire.

E’ necessario abbinarla ad una corretta alimentazione, tenendo presente che molti integratori non contengono solo sali minerali ma anche zuccheri.

 

Riassumendo brevemente, le tappe fondamentali sono:

  • calcola il tuo battito ideale utilizzando un cardiofrequenzimetro;
  • riscalda i muscoli con una corsa molto lenta;
  • aumenta ritmo e distanza progressivamente; 
  • termina sempre con una fase di defaticamento;
  • abbina la corsa ad una corretta alimentazione;

 

Buona corsa!!!

 

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ALLENARE OGGI: La metodologia dell’integral training

Dopo anni di ricerche e lavoro nel mondo dello sport, seguendo atleti delle più svariate discipline, ci siamo resi conto che l’allenamento andava via via cambiando. Abbiamo così deciso di iniziare ad applicare una metodologia integrata, che si basa sulla connessione di svariate tecniche che agiscono sull’atleta.

 

Innanzitutto, siamo partiti dall’idea che l’atleta è prima di tutto una persona con una propria struttura genetica: ereditata dai genitori, come ad esempio la morfologia (altezza), le fibre muscolari (veloci o lente), i tratti del carattere ed una struttura determinata dall’apprendimento e dalle influenze ambientali.

Questo significa che l’ambiente esterno, le situazioni e le fasi della  crescita influenzano le performance.

In quest’ottica l’atleta deve essere quindi considerato sotto tutti gli aspetti, rispettando le sue qualità, la sua personalità e i suoi obiettivi.

 

Detto ciò, per allenare ed avere un miglioramento della prestazione e dello stato di benessere, è fondamentale unire una preparazione di tipo tecnico e fisico con una analisi ed un intervento sulle problematiche di tipo psicologico.

 

Per mettere in pratica questa metodologia, ovviamente, serve una coesione tra le figure professionali, che mettono a disposizione la propria esperienza e la condividono.

 

 

 

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OVERTRAINING: esagerare con l’allenamento può essere dannoso

Venerdì 12 ottobre, nell’ambito del Focus Aretuseo sul cardiofitness promosso dall’Associazione Medico Sportiva, abbiamo presentato una relazione dal titolo “Allenare oggi”, approfondendo in particolare l’argomento del sovrallenamento.

 

L’esercizio intenso o prolungato determina uno stress fisico che induce delle perturbazioni a livello biochimico ed ormonale, che cambiano lo stato di equilibrio dell’organismo.

Durante la fase di recupero, l’equilibrio è progressivamente restaurato, l’alternanza esercizio-recupero porta ad adattamenti cellulari e metabolici che sono alla base dell’allenamento ed al miglioramento della forma.

 

Ma cosa succede se gli allenamenti sono troppo intensi o troppo ravvicinati?

 

Il nostro atleta va incontro a problematiche che possono essere determinanti per le sue prestazioni, sia a corto che a lungo periodo.

Da non dimenticare però che anche lo stato psicologico influenza la prestazione e pertanto noi amiamo parlare di fatica psicofisica.

 

Il sovrallenamento non interessa solo gli atleti di elite, ma anche gli amatori che molto spesso mettono a rischio la salute con carichi elevatissimi, senza tenere presente le condizioni individuali e l’età.

 

E’ importante quindi capire quando si tratta di fatica acuta e quando di quella cronica..ma questo lo affronteremo prossimamente

 

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HiMind Coach: dal calcio d’elite alla persona

Da oggi prende vita la nostra sezione blog e quale modo migliore per farlo, se non iniziare raccontando un po' di noi e del perché nasce HiMind Coach?

 

Siamo un padre ed una figlia e due Coach:

  • Un preparatore atletico e Mental Coach, con 40 anni di lavoro nel calcio di elite nazionale ed internazionale, con atleti di alto livello in varie discipline sportive;
  • una psicologa clinica, specializzata in ambito sportivo e del benessere, con esperienza e pratica in diversi settori giovanili.

 

Il lavoro e gli studi di entrambi hanno dato vita ad HiMind Coach.

 

Non si tratta solo di formazione e consulenza, ma di una vera e propria metodologia ad alta integrazione della dimensione fisica con quella psicologica (da qui Integral Training).

 

Il nostro obiettivo è lo sviluppo delle potenzialità ed il miglioramento del benessere.

 

Attraverso il blog condivideremo informazioni riguardanti l’allenamento e la gestione di una corretta forma fisica, che derivano dalla pratica diretta e dall’esperienza.

 

Racconteremo aneddoti vissuti, dando anche voce a persone che come noi condividono l’idea di buona salute e corretta attività psicofisica.

  

Che l’integral training abbia inizio…

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